Problemi critici nella lettura dei “Vangeli dell’infanzia” di Matteo e di Luca

«Venite! Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Luca 2,11).

A cura di Monsignor Gianantonio Borgonovo, Biblista e arciprete del Duomo di Milano. Con la partecipazione della Prof.ssa Paola Baioni (Docente Letteratura Italiana all’Università degli Studi di Torino); Paolo Andrea Mettel (Presidente della nostra Associazione); Armando Torno (dal 1° dicembre editorialista de “Il Sole 24 Ore”).

Leggi l’intervento di Gianantonio Borgonovo, da mercoledì 10 dicembre, nominato nuovo Presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, la più antica istituzione di Milano (1387). Nella storia della Veneranda Fabbrica il Monsignore è il primo sacerdote a ricoprire questo ruolo normalmente affidato ad un laico → LINK

  • Leggi l’intervento della Prof.ssa Paola Baioni «Vola alta, parola». Il λόγος si è fatto carne → LINK

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L’intervento del Monsignor Gianantonio Borgonovo

La data di nascita di Gesù

Non deve però andare perduto quel poco di storicamente preciso, ma implicito nel racconto evangelico: il rapporto tra l’ancora­mento nella storia e il suo profondo valore simbolico.

Uno di questi pochi dati è la data di nascita di Gesù. È noto a tutti che i calcoli di Dionigi il Piccolo, monaco del VI secolo, hanno portato a conclusioni leggermente errate, se è attendibile – come sembra, a partire dai dati offerti da Matteo – che Erode il Grande sia morto quando Gesù era già nato.

Dal momento che Erode è morto il 13 marzo del 750 ab urbe condita, ovvero nel 4 a.C., un giorno di eclisse lunare secondo Giuseppe Flavio, Gesù deve essere nato almeno qualche mese prima di tale data.

Ma c’è un ulteriore dato da tenere presente. Nel primo secolo, in terra di Giudea i due calendari più diffusi erano il calendario giuliano, introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C., e il calendario ebraico, che era un calendario lunisolare.

La tradizione della chiesa di Oriente e i padri dei primi secoli collocavano la data di nascita di Gesù il 6 gennaio (del calendario giuliano). La tradizione della chiesa di Roma in occidente, già prima del IV secolo, collocò la nascita di Gesù il 25 dicembre.

Si faccia però attenzione a non invertire i termini della questione. Il 25 dicembre non fu scelto per soppiantare la festa pagana della luce nel solstizio invernale, bensì assunse i caratteri della festa della luce vittoriosa, perché la data del 25 dicembre cadeva proprio nelle vicinanze della festa pagana.

Le due date del 6 gennaio e del 25 dicembre sono in relazione con lo stesso giorno, ma in due calendari diversi: Gesù sarebbe nato infatti il 25 del mese di tèvet del calendario ebraico che in quell’anno corrispondeva al 6 gennaio del calendario giuliano. In altre parole, il 25 dicembre sarebbe una trascrizione non scientifica del tèvet ebraico, mese invernale come il dicembre del calendario latino.

Ebbene, attorno alla data della morte di Erode vi è un solo anno in cui il 25 di tèvet coincide astronomicamente con il 5-6 gennaio: è l’anno 5 a.C.! Precisamente nel 5 a.C. il 25 di tèvet del calendario ebraico copre l’arco cronologico che va dal tramonto del 5 gennaio al tramonto del 6 gennaio del calendario giuliano.

Gesù sarebbe quindi nato un giorno quinto, i.e. di giovedì, che era il 25 di tèvet del 3756 dalla creazione del mondo (secondo il calendario ebraico) oppure il 6 gennaio del 748 ab urbe condita (secondo il calendario giuliano) tra la mezzanotte e il pomeriggio.